Quando c’è una bella notte stellata, il signor Palomar
dice: – Devo andare a guardare le stelle –. Dice proprio: –
Devo, – perchè odia gli sprechi e pensa che non sia giusto
sprecare tutta quella quantità di stelle che gli viene messa a
disposizione. Dice “Devo” anche perchè non ha molta pratica
di come si guardano le stelle, e questo semplice atto gli costa
sempre un certo sforzo.
La prima difficoltà è quella di trovare un posto dal quale
il suo sguardo possa spaziare per tutta la cupola del cielo
senza ostacoli e senza l’invadenza dell’illuminazione elettrica:
per esempio una spiaggia marina solitaria su una costa molto
bassa.
Altra condizione necessaria è il portarsi dietro una
mappa astronomica, senza la quale non saprebbe cosa sta
guardando; ma da una volta all’altra egli dimentica come
si fa a orientarla e deve prima rimettersi a studiarla per
mezz’ora. Per decifrare la mappa al buio deve portarsi anche
una lampadina tascabile. I frequenti confronti tra il cielo e la
mappa lo obbligano ad accendere e spegnere la lampadina, e
in questi passaggi dalla luce al buio egli resta quasi accecato
e deve riaggiustare la sua vista ogni volta.
Se il signor Palomar facesse uso d’un telescopio le cose
sarebbero più complicate sotto certi aspetti e semplificate
sotto altri; ma, ora come ora, l’esperienza del cielo che
interessa a lui è quella a occhio nudo, come gli antichi
navigatori e i pastori erranti. Occhio nudo per lui che è miope
significa occhiali; e siccome per leggere la mappa gli occhiali
deve toglierseli, le operazioni si complicano con questo alzare
e abbassare degli occhiali sulla fronte e comportano l’attesa
di alcuni secondi prima che il suo cristallino rimetta a fuoco le
stelle vere o quelle scritte.
(Italo Calvino, Palomar. Adaptado)
No que se refere à atividade do Sr. Palomar, conforme
descrita no texto, é correto afirmar que