Questões de Concurso Para letras

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Q3929797 Italiano
Scegli l’opzione giusta: Sono arrivati i tuoi amici? Quando________ farai conoscere? 
Alternativas
Q3929796 Italiano
Scegli l’alternativa giusta: I dollari, ________abbiamo già per il viaggio negli Stati Uniti. 
Alternativas
Q3929795 Italiano
Scegli l’opzione giusta: Se Luca ha bisogno di soldi, ________posso prestare io. 
Alternativas
Q3929794 Italiano
Scegli l’opzione giusta: Quanti libri vuoi prestare a Riccardo?
Alternativas
Q3929793 Italiano

La Commedia dell'Arte

 

Conoscete le maschere del Carnevale italiano? Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Colombina e tante altre? Ogni regione italiana ha la propria maschera che la rappresenta, talvolta anche più di una. Queste maschere hanno origine dalla Commedia dell'Arte.

La Commedia dell'Arte è un genere teatrale che nasce in Italia verso la metà del 1500 e si diffonde rapidamente in Europa, soprattutto in Francia, dove viene recitata dagli attori della Comédie-Italienne. È uno spettacolo rivolto alla gente del popolo, molto diverso dal teatro di corte destinato a spettatori colti e raffinati.

Il nome Commedia dell'Arte vuol dire commedia recitata da attori professionisti. La parola "arte" a quel tempo significa infatti lavoro, professione. Gli attori della Commedia dell'Arte recitano per mestiere, vivono grazie al pubblico, che paga per assistere agli spettacoli. La caratteristica principale è l'assenza del copione.

Gli attori non imparano a memoria le battute, ma basano la propria recitazione su un canovaccio, cioè un breve testo, e improvvisano i dialoghi sulla scena. Gli attori della Commedia dell'Arte devono possedere anche eccellenti doti mimiche, buona parlantina e fantasia. Gli spettacoli si svolgono nelle piazze e nelle strade, su semplici e piccoli palchi. Gli attori, per distinguersi dalla gente comune, indossano maschere e costumi colorati e vistosi e usano strumenti musicali per richiamare l'attenzione dei passanti e dare un ritmo alle scene improvvisate sul momento. Gli attori rappresentano personaggi fissi, cioè personaggi che ritornano in ogni commedia con lo stesso nome, lo stesso costume, la stessa maschera, lo stesso linguaggio e, soprattutto, lo stesso carattere. Ogni attore si concentra su un personaggio e con il passare del tempo si specializza in quel ruolo.

Le maschere si possono suddividere in tre gruppi: servi, padroni e innamorati.

I servi come Arlecchino, Brighella, Pulcinella sono personaggi astuti, spesso scansafatiche, autori di intrighi ed equivoci che complicano l’intreccio della commedia. Al servo si contrappone la figura del padrone, che spesso è un ricco e vecchio mercante, come ad esempio Pantalone, oppure il medico Dottor Balanzone. Poi ci sono gli innamorati, come Rosaura e Florindo, che sono spesso in contrasto con i genitori per la scelta dello sposo o della sposa. Con il passare del tempo gli attori si organizzano in compagnie formate da dieci persone e guidate da un capocomico. La presenza delle donne in scena è una vera e propria rivoluzione: prima della nascita della Commedia dell'Arte, infatti, gli uomini interpretavano tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Grazie ai comici dell’arte è nata la professione dell’attore e le donne hanno potuto iniziare a recitare.

Non appartiene alla maschera di servo: 
Alternativas
Q3929792 Italiano

La Commedia dell'Arte

 

Conoscete le maschere del Carnevale italiano? Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Colombina e tante altre? Ogni regione italiana ha la propria maschera che la rappresenta, talvolta anche più di una. Queste maschere hanno origine dalla Commedia dell'Arte.

La Commedia dell'Arte è un genere teatrale che nasce in Italia verso la metà del 1500 e si diffonde rapidamente in Europa, soprattutto in Francia, dove viene recitata dagli attori della Comédie-Italienne. È uno spettacolo rivolto alla gente del popolo, molto diverso dal teatro di corte destinato a spettatori colti e raffinati.

Il nome Commedia dell'Arte vuol dire commedia recitata da attori professionisti. La parola "arte" a quel tempo significa infatti lavoro, professione. Gli attori della Commedia dell'Arte recitano per mestiere, vivono grazie al pubblico, che paga per assistere agli spettacoli. La caratteristica principale è l'assenza del copione.

Gli attori non imparano a memoria le battute, ma basano la propria recitazione su un canovaccio, cioè un breve testo, e improvvisano i dialoghi sulla scena. Gli attori della Commedia dell'Arte devono possedere anche eccellenti doti mimiche, buona parlantina e fantasia. Gli spettacoli si svolgono nelle piazze e nelle strade, su semplici e piccoli palchi. Gli attori, per distinguersi dalla gente comune, indossano maschere e costumi colorati e vistosi e usano strumenti musicali per richiamare l'attenzione dei passanti e dare un ritmo alle scene improvvisate sul momento. Gli attori rappresentano personaggi fissi, cioè personaggi che ritornano in ogni commedia con lo stesso nome, lo stesso costume, la stessa maschera, lo stesso linguaggio e, soprattutto, lo stesso carattere. Ogni attore si concentra su un personaggio e con il passare del tempo si specializza in quel ruolo.

Le maschere si possono suddividere in tre gruppi: servi, padroni e innamorati.

I servi come Arlecchino, Brighella, Pulcinella sono personaggi astuti, spesso scansafatiche, autori di intrighi ed equivoci che complicano l’intreccio della commedia. Al servo si contrappone la figura del padrone, che spesso è un ricco e vecchio mercante, come ad esempio Pantalone, oppure il medico Dottor Balanzone. Poi ci sono gli innamorati, come Rosaura e Florindo, che sono spesso in contrasto con i genitori per la scelta dello sposo o della sposa. Con il passare del tempo gli attori si organizzano in compagnie formate da dieci persone e guidate da un capocomico. La presenza delle donne in scena è una vera e propria rivoluzione: prima della nascita della Commedia dell'Arte, infatti, gli uomini interpretavano tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Grazie ai comici dell’arte è nata la professione dell’attore e le donne hanno potuto iniziare a recitare.

Gli attori della Commedia dell'Arte sono: 
Alternativas
Q3929791 Italiano

La Commedia dell'Arte

 

Conoscete le maschere del Carnevale italiano? Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Colombina e tante altre? Ogni regione italiana ha la propria maschera che la rappresenta, talvolta anche più di una. Queste maschere hanno origine dalla Commedia dell'Arte.

La Commedia dell'Arte è un genere teatrale che nasce in Italia verso la metà del 1500 e si diffonde rapidamente in Europa, soprattutto in Francia, dove viene recitata dagli attori della Comédie-Italienne. È uno spettacolo rivolto alla gente del popolo, molto diverso dal teatro di corte destinato a spettatori colti e raffinati.

Il nome Commedia dell'Arte vuol dire commedia recitata da attori professionisti. La parola "arte" a quel tempo significa infatti lavoro, professione. Gli attori della Commedia dell'Arte recitano per mestiere, vivono grazie al pubblico, che paga per assistere agli spettacoli. La caratteristica principale è l'assenza del copione.

Gli attori non imparano a memoria le battute, ma basano la propria recitazione su un canovaccio, cioè un breve testo, e improvvisano i dialoghi sulla scena. Gli attori della Commedia dell'Arte devono possedere anche eccellenti doti mimiche, buona parlantina e fantasia. Gli spettacoli si svolgono nelle piazze e nelle strade, su semplici e piccoli palchi. Gli attori, per distinguersi dalla gente comune, indossano maschere e costumi colorati e vistosi e usano strumenti musicali per richiamare l'attenzione dei passanti e dare un ritmo alle scene improvvisate sul momento. Gli attori rappresentano personaggi fissi, cioè personaggi che ritornano in ogni commedia con lo stesso nome, lo stesso costume, la stessa maschera, lo stesso linguaggio e, soprattutto, lo stesso carattere. Ogni attore si concentra su un personaggio e con il passare del tempo si specializza in quel ruolo.

Le maschere si possono suddividere in tre gruppi: servi, padroni e innamorati.

I servi come Arlecchino, Brighella, Pulcinella sono personaggi astuti, spesso scansafatiche, autori di intrighi ed equivoci che complicano l’intreccio della commedia. Al servo si contrappone la figura del padrone, che spesso è un ricco e vecchio mercante, come ad esempio Pantalone, oppure il medico Dottor Balanzone. Poi ci sono gli innamorati, come Rosaura e Florindo, che sono spesso in contrasto con i genitori per la scelta dello sposo o della sposa. Con il passare del tempo gli attori si organizzano in compagnie formate da dieci persone e guidate da un capocomico. La presenza delle donne in scena è una vera e propria rivoluzione: prima della nascita della Commedia dell'Arte, infatti, gli uomini interpretavano tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Grazie ai comici dell’arte è nata la professione dell’attore e le donne hanno potuto iniziare a recitare.

Gli attori della Commedia dell'Arte devono: 
Alternativas
Q3929790 Italiano

La Commedia dell'Arte

 

Conoscete le maschere del Carnevale italiano? Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Colombina e tante altre? Ogni regione italiana ha la propria maschera che la rappresenta, talvolta anche più di una. Queste maschere hanno origine dalla Commedia dell'Arte.

La Commedia dell'Arte è un genere teatrale che nasce in Italia verso la metà del 1500 e si diffonde rapidamente in Europa, soprattutto in Francia, dove viene recitata dagli attori della Comédie-Italienne. È uno spettacolo rivolto alla gente del popolo, molto diverso dal teatro di corte destinato a spettatori colti e raffinati.

Il nome Commedia dell'Arte vuol dire commedia recitata da attori professionisti. La parola "arte" a quel tempo significa infatti lavoro, professione. Gli attori della Commedia dell'Arte recitano per mestiere, vivono grazie al pubblico, che paga per assistere agli spettacoli. La caratteristica principale è l'assenza del copione.

Gli attori non imparano a memoria le battute, ma basano la propria recitazione su un canovaccio, cioè un breve testo, e improvvisano i dialoghi sulla scena. Gli attori della Commedia dell'Arte devono possedere anche eccellenti doti mimiche, buona parlantina e fantasia. Gli spettacoli si svolgono nelle piazze e nelle strade, su semplici e piccoli palchi. Gli attori, per distinguersi dalla gente comune, indossano maschere e costumi colorati e vistosi e usano strumenti musicali per richiamare l'attenzione dei passanti e dare un ritmo alle scene improvvisate sul momento. Gli attori rappresentano personaggi fissi, cioè personaggi che ritornano in ogni commedia con lo stesso nome, lo stesso costume, la stessa maschera, lo stesso linguaggio e, soprattutto, lo stesso carattere. Ogni attore si concentra su un personaggio e con il passare del tempo si specializza in quel ruolo.

Le maschere si possono suddividere in tre gruppi: servi, padroni e innamorati.

I servi come Arlecchino, Brighella, Pulcinella sono personaggi astuti, spesso scansafatiche, autori di intrighi ed equivoci che complicano l’intreccio della commedia. Al servo si contrappone la figura del padrone, che spesso è un ricco e vecchio mercante, come ad esempio Pantalone, oppure il medico Dottor Balanzone. Poi ci sono gli innamorati, come Rosaura e Florindo, che sono spesso in contrasto con i genitori per la scelta dello sposo o della sposa. Con il passare del tempo gli attori si organizzano in compagnie formate da dieci persone e guidate da un capocomico. La presenza delle donne in scena è una vera e propria rivoluzione: prima della nascita della Commedia dell'Arte, infatti, gli uomini interpretavano tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Grazie ai comici dell’arte è nata la professione dell’attore e le donne hanno potuto iniziare a recitare.

Gli spettacoli della Commedia dell'Arte si svolgono:
Alternativas
Q3929789 Italiano

La Commedia dell'Arte

 

Conoscete le maschere del Carnevale italiano? Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Colombina e tante altre? Ogni regione italiana ha la propria maschera che la rappresenta, talvolta anche più di una. Queste maschere hanno origine dalla Commedia dell'Arte.

La Commedia dell'Arte è un genere teatrale che nasce in Italia verso la metà del 1500 e si diffonde rapidamente in Europa, soprattutto in Francia, dove viene recitata dagli attori della Comédie-Italienne. È uno spettacolo rivolto alla gente del popolo, molto diverso dal teatro di corte destinato a spettatori colti e raffinati.

Il nome Commedia dell'Arte vuol dire commedia recitata da attori professionisti. La parola "arte" a quel tempo significa infatti lavoro, professione. Gli attori della Commedia dell'Arte recitano per mestiere, vivono grazie al pubblico, che paga per assistere agli spettacoli. La caratteristica principale è l'assenza del copione.

Gli attori non imparano a memoria le battute, ma basano la propria recitazione su un canovaccio, cioè un breve testo, e improvvisano i dialoghi sulla scena. Gli attori della Commedia dell'Arte devono possedere anche eccellenti doti mimiche, buona parlantina e fantasia. Gli spettacoli si svolgono nelle piazze e nelle strade, su semplici e piccoli palchi. Gli attori, per distinguersi dalla gente comune, indossano maschere e costumi colorati e vistosi e usano strumenti musicali per richiamare l'attenzione dei passanti e dare un ritmo alle scene improvvisate sul momento. Gli attori rappresentano personaggi fissi, cioè personaggi che ritornano in ogni commedia con lo stesso nome, lo stesso costume, la stessa maschera, lo stesso linguaggio e, soprattutto, lo stesso carattere. Ogni attore si concentra su un personaggio e con il passare del tempo si specializza in quel ruolo.

Le maschere si possono suddividere in tre gruppi: servi, padroni e innamorati.

I servi come Arlecchino, Brighella, Pulcinella sono personaggi astuti, spesso scansafatiche, autori di intrighi ed equivoci che complicano l’intreccio della commedia. Al servo si contrappone la figura del padrone, che spesso è un ricco e vecchio mercante, come ad esempio Pantalone, oppure il medico Dottor Balanzone. Poi ci sono gli innamorati, come Rosaura e Florindo, che sono spesso in contrasto con i genitori per la scelta dello sposo o della sposa. Con il passare del tempo gli attori si organizzano in compagnie formate da dieci persone e guidate da un capocomico. La presenza delle donne in scena è una vera e propria rivoluzione: prima della nascita della Commedia dell'Arte, infatti, gli uomini interpretavano tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Grazie ai comici dell’arte è nata la professione dell’attore e le donne hanno potuto iniziare a recitare.

La Commedia dell'Arte nasce in: 
Alternativas
Q3929336 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

Com base na leitura do texto, que narra a busca de uma menina por descobrir o paradeiro de um beija-flor, assinale a alternativa que define corretamente sua tipologia predominante e seu gênero textual: 
Alternativas
Q3929335 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque “” muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia.
Sobre o uso da palavra “há” nesse contexto, assinale a alternativa correta: 
Alternativas
Q3929334 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

Dado o excerto, marque a opção que analisa sintaticamente o termo em destaque: Porém, eu tenho “pra você” uma boa solução.
Alternativas
Q3929333 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

Assinale a alternativa correta sobre o uso da pontuação:
Alternativas
Q3929332 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

Analise as duas asserções (I e II) e a relação proposta entre elas: 



I. Na jornada da protagonista, a transição da busca externa (jardins e livros) para a exploração do “mapa interno" revela que o pertencimento não é um local geográfico, mas um território afetivo.



PORQUE



II. O coração, ao ser apresentado como o verdadeiro mapa, funciona como um espaço de acolhimento complexo onde residem tanto as memórias queridas quanto os elementos de desafetos, unificados pela importância que o sujeito lhes atribui.



A respeito dessas asserções, assinale a opção correta: 

Alternativas
Q3929331 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

Sobre o texto Onde mora o Beija- Flor, é correto afirmar: 



I.  É uma narrativa sensível e lúdica que utiliza o jogo e a metáfora para explorar o autoconhecimento e a afetividade infantil.



II. A menina é descrita como “brincante”. Para ela, o ato de desenhar e pensar cria mundos reais. Isso reforça o poder da subjetividade infantil, onde não há uma linha rígida entre fantasia e realidade.



III. A grande virada da história é a lição do carteiro. O desenho do coração não é apenas um órgão, mas um território de memórias e afetos.



IV. Ao “entrar” em seu próprio coração, a menina descobre que ele é povoado por tudo o que ela dá importância, mostrando que o afeto é um espaço de acolhimento complexo apenas para quem gostamos.



V. A conclusão de que o beija-flor morava “dentro dela” revela que o que buscamos fora (beleza, encantamento, respostas) muitas vezes já habita nossa própria essência através do amor. O beija-flor deixa de ser um animal fugaz e torna-se um sentimento guardado.

Alternativas
Q3929330 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

No fragmento: A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até, o autor utiliza recursos linguísticos específicos para construir o universo lúdico da personagem. Sobre a linguagem desse trecho, assinale a alternativa correta: 
Alternativas
Q3929329 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

No excerto: Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos, o autor utiliza recursos expressivos para construir o sentido da narrativa. Sobre o emprego da linguagem figurada nesse trecho, assinale a alternativa correta: 
Alternativas
Q3929328 Português

TEXTO III



Onde mora o beija-flor




    Era uma vez uma menina sozinha, pensativa, mas muito brincante: brincava de pensamento quando viajava nas nuvens; brincava de nuvem, quando viajava em seus pensamentos. 


    Brincava de casinha também.


    De correr.


    De desenhar.


    De contar histórias.


    A menina vivia de fabricar pensamentos brincantes ou brincadeiras pensantes, desenhando céu, mar, floresta, estrela, passarinho, ninho de passarinho até.  


    E nessa vida de brincar e pensar, ela desenhou uma bela roseira e advinha quem logo apareceu? Ele mesmo: um beija-flor! 


    Um beija-flor azul-esverdeado de bico bem afiado e estando muito apressado logo partiu e voou: 


    — Ora, ora Senhor Beija-flor! Por que voou sem demora? Nem sua história contou? — falou bem alto a menina esperando que o beija-flor voltasse, mas ele não voltou. 


    E querendo muito saber quem era o beija-flor, aquele bichinho engraçado, pequeno e apressado, mas muito visitador, foi perguntar pra sua mãe que também vivia apressada, pois vivia atarefada com um tanto de amor para distribuir para quem precisava: 


    — Mae, você sabe onde mora o beija-flor? 


    — Hum, onde mora, onde mora assim exatamente eu não sei, porém logo ali no quintal ou no jardim do seu Juvenal sempre vejo um beija-flor. Ele chega assim dançando, meio que se equilibrando, beija a flor e logo voou. 


    A menina achou boa ideia ir no jardim do seu Juvenal ou observar no quintal a visita do beija-flor. Passou uns dias de prontidão, com lápis e papel na mão para anotar o endereço daquele belo fujão. E foi bem verdade que o beija-flor apareceu uma vez, duas vezes, três vezes, quatro vezes, porém apressado e ocupado não quis muita conversa não!


    — Senhor Beija-flor não fuja! Você assim como a Dona Coruja deve ter casa e animal de estimação! 


    E o beija-flor, como vocês podem muito bem imaginar, não dava muito ouvidos. Era um bailarino concentrado, sempre muito arrumado pra uma apresentação! 


    Então a menina esperta, foi apelar pra escola, pois 14 havia uma professora sabida e que de tudo ensinava: sobre o barulho da cascata, sobre o nome das montanhas e sobre o verde da mata:


    — Professora querida, estou muito arrependida de brincar tanto na aula! Embora, pedindo desculpas estou agora na escuta, pois tenho uma pergunta interessante: você sabe onde mora o beija-flor dançante?


    A professora abriu um sorriso que mais parecia um abraço e foi logo falando: 


    — O beija-flor mora no seu compasso numa casa flutuante feita de ar, mas se você quer saber onde dorme, você vai ter que pesquisar! 


    E trouxe um montão de livros que explicava a natureza, cheios de desenhos de flores e beija-flores. Nem preciso dizer o quanto a menina ficou animada, correndo logo pra casa toda contente e feliz. Aqueles livros todos traziam a informação na frente do seu nariz! 


    As tardes depois da escola passava toda estudando a vida do beija-flor: o que se alimentava, de as cores que mais gostava, as flores visitava e até em que família vivia — que era a família Trochilidae. Uma família imensa que morava em todo o continente americano dos livros de geografia. Mas, afinal, em que lugar vivia? Bem, o livro bem que dizia onde morava o beija-flor, exatamente, nas Américas, em vários habitats: no Alaska, no Chile, na Guatemala, em qualquer lugar que tenha mata, floresta ou uma flor! 


    — A América é tão grande, pensava a menina. Como poderei assim achar meu beija-flor? 


    E teve a feliz ideia de perguntar pro carteiro que todo dia em sua rua passava fazendo a entregas do Correios. O carteiro sem demora logo apareceu e ela, na calçada, olhou pro moço concentrada e a pergunta logo fez:


    — Senhor carteiro, responda-me de uma vez: onde mora o beija-flor? Ele é assim azulado, pequeno e delicado, rápido como o fogo e sereno como a lua. Há muito tempo procuro, mas não consigo achá-lo! 


    O carteiro olhou para a menina, ficou um pouco surpreso, digo até emocionado, mas disfarçou e falou: 


    — Olha Dona Menina, eu até conheço esse beija-flor, mas nunca fiz entrega pra ele não! Até gostaria de encontrá-lo pra falar um pouco da vida, já que a dele parece muito com a minha. Porém, eu tenho pra você uma boa solução. Nessa vida aperre- ada, de achar endereços e entregar coisas, eu fiz pra mim uma receita para encontrar tudo o que quiser, é assim: eu, as vezes, paro e desenho um enorme coração, porque um coração também é um mapa, uma espécie de gps pra quando a gente está perdido. Fico olhando o coração até encontrar nele uma estrada e daí é só seguir a instrução! 


    A menina, que adorava desenhar, partiu para o quintal e, perto de um pé de amora, com papel e lápis de cor, desenhou um coração gigante, pulsante e cheio de cor! Logo percebeu que aquele coração era seu. Ficou um pouco com medo de entrar em seu próprio coração e lembrou-se de um ditado que sua mãe sempre dizia: “coração dos outros é terra que ninguém anda”. Acontece que aquele coração era o da própria menina, sendo as- sim, nele ela poderia andar. Respirou fundo, abriu bem os olhos e viu que em seu coração havia muitas estradas, ruazinhas, placas e casas. Morava muita gente nele, gente que ela nem esperava: a amiga da escola, sua vizinha, o rapaz que dirigia o ônibus que ela ia até a escola. Também morava seu cachorro, é claro. Umas bonecas, um aviãozinho de brinquedo, sua caixa de lápis-de-cor. Estava 14 até mesmo a menina que ela não gostava da escola, até mesmo o dentista que ela não gostava de ir!


    Agora não é difícil de adivinhar onde morava o beija-flor: ele estava o tempo todo dentro do seu coração de menina, porque há muito ela amava o beija-flor e ainda não percebia. Ele estava guardado no fundo, tão no fundo que chegava quase no seu estômago. Ele estava com a menina o tempo todo, bastou ela olhar com amor para dentro de si. A menina guardou o desenho do coração em uma gaveta e foi feliz para sempre com seu amigo beija-flor. 

A partir da leitura do texto, é correto afirmar que a personagem principal: 
Alternativas
Q3929327 Português

TEXTO II


A morte




“Morte, você é valente, 

O seu rancor é profundo,

Quando eu cheguei neste mundo,

Você já matava gente.  

Eu guardei na minha mente

Sua forca e seu rigor, 

Porém me faça um favor:

Para ir ao Campo Santo,

Não me deixe sofrer tanto

Morte, me leve sem dor.”


(Patativa do Assaré)  

De acordo com as ideias expostas no poema (Texto II) pode-se afirmar que: 
Alternativas
Q3929326 Português
Quando a foice da morte colhe a vida/ é que a gente percebe
não ser nada 


No silêncio do passo traiçoeiro 
ela arranca de vez o coração 
leva a alma deixando a solidão
não importa se é pobre ou tem dinheiro
é de todos caminhão derradeiro 
qualquer rota recai sobre essa estrada
deixa toda alegria cancelada
e no peito uma dor sem ter medida
quando a foice da morte colhe a vida
é que a gente percebe não ser nada.  

Não informa o momento da partida
desse trem da desgraça que aparece  
de repente ele surge, o ser padece
sem nem mesmo acenar na despedida
quanto mais a dor vem, mais é doída
não tem corpo e parece tão pesada
cada lágrima vertida uma pancada
não tem volta, o caminho é só de ida  
quando a foice da morte colhe a vida
é que a gente percebe não ser nada. 

Não se atenta pra ritos de passagem 
onde passa seu rastro é de caixão
não permite um adeus nem oração
dos infernos carregam uma mensagem
estendendo ataúdes na viagem
ao fechar os esquifes da morada
a saudade ainda fica apertada
quem morreu transferiu a dor sofrida
quando a foice da morte colhe a vida
é que a gente percebe não ser nada. 

(Tiago Nascimento Silva. Conta, contão e medalha. Quando a foice da morte corre a vida/ é que a gente percebe não ser nada, p. 106. São Carlos: Pedro & João Editores, 2023)

 ...não importa “se” é pobre ou tem dinheiro... A análise gramatical do termo destacado é: 
Alternativas
Respostas
16841: B
16842: A
16843: B
16844: C
16845: B
16846: D
16847: A
16848: C
16849: B
16850: C
16851: B
16852: E
16853: C
16854: A
16855: C
16856: A
16857: D
16858: B
16859: D
16860: D